Rifondazione Comunista - Federazione di Ravenna
Il 4 novembre si svolgono le cerimonie per ricordare la data in cui l’Italia uscì “vittoriosa” dalla guerra. Una ricorrenza istituita dal fascismo per trasformare le vittime di una guerra spietata e non voluta, in una celebrazione delle forze armate e per una politica imperialista.
La guerra fu un brutale massacro e quella “gloriosa vittoria militare” aprì la strada a vent’anni di dittatura fascista e ad altre guerre. Anche Papa Benedetto XV, che durante il conflitto propose diverse risoluzioni per una tregua, la definì una inutile strage.
Una guerra che costò all’Italia 680.000 morti e un milione di mutilati, numeri molto superiori agli abitanti di Trento e Trieste ( territori ottenuti con la vittoria della guerra, ma che sarebbero stati concessi dall’Austria in ambio della non belligeranza).
La guerra fu un affare per i grandi industriali, politici corrotti che si arricchirono con i proventi dell’industria bellica.
Quindi il 4 novembre non c’è proprio nulla da festeggiare. Contro la retorica militarista, occorre trasformare il 4 novembre in una giornata di lutto nazionale, in una giornata per il disarmo, in una giornata di ripudio ad ogni guerra e di celebrazione della Pace.

Considerato tutto questo
mi dissocio dalle celebrazioni ufficiali, in nome della Pace e dell’art. 11 della Costituzione;
mi dissocio nel ricordo di tutti quegli italiani che furono condotti a combattere e a morire perché costretti;
mi dissocio in nome di tutti quei lavoratori che disertarono per non uccidere altri lavoratori e per questo furono per rappresaglia fucilati;
mi dissocio in nome dei nostri conterranei mandati volutamente alla morte in quanto provenienti dalle località che furono scenario della “settimana rossa”;
mi dissocio da ogni retorica militaresca, per valorizzare l’opera di quanti fecero opposizione alla guerra, ribadendo l’orrore delle guerre imperialiste;
mi dissocio perché anche oggi ci sono nuove guerre, e pericoli di un terzo conflitto mondiale;
mi dissocio perché anche oggi le spese militari ( 25 miliardi) aumentano a scapito di quelle sociali;
mi dissocio perché valuto in modo negativo la partecipazione dell’Italia, a tante guerre “umanitarie”, che hanno solo scopi di controllo geopolitico e per il possesso delle materie energetiche;
mi dissocio perché l’unico modo per celebrare il ricordo di una guerra è quello di impegnarsi per la Pace, per il disarmo, sapendo che senza giustizia non può esserci possibilità di Pace.

Giancarlo Lugli
Italia

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